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di don Maurizio Bertolotti

Chi, camminando nel quartiere, in tante belle giornate primaverili, non si è mai sorpreso a commuoversi, quasi, per l’azzurro del cielo? È come se ci entrasse dentro una boccata d’aria tra le fatiche quotidiane, tra la routine e le cose da fare. E magari ci rilancia, con un sorriso, un’attesa e una speranza positiva per la giornata. «Suggestione», si potrebbe pensare. Ma se invece quell’emozione, quel “respiro” non fosse altro che una piccola “traccia” del fatto che quel cielo c’entra davvero con noi ed è qualcosa che realmente può cambiarci lo sguardo su quello che stiamo facendo? 

Se è così, allora, ogni momento, circostanza, angolo della vita non può che diventare l’occasione per ritrovare quel respiro. Perché rende tutto più bello, fa godere della vita.

È questa l’attesa di chi ha incontrato Gesù, dei cristiani. La promessa che Uno, duemila anni fa, ci ha fatto. L’uomo d’oggi, spesso disorientato, non pensa al “cielo” come lo intende il cristianesimo. Piuttosto, lo sente astratto e lontano, inutile rispetto alle esigenze della vita.

Per un cristiano ogni gesto, ogni tentativo, maldestro o ironico, ancorché pieno di difetti ed errori, allora, non può che essere frutto del desiderio che si possa vivere “il cielo in terra”, così come Gesù lo ha promesso.

Venite a vedere. Gesù è sceso da quel cielo per abitare la terra. E continua a farlo in modo speciale nella sua Chiesa.

Questo vogliamo festeggiare nella nostra Festa patronale.

E vogliamo dare testimonianza a tutti della speranza cha ha invaso e che invade ogni giorno la nostra vita. Basta davvero accorgersi, come in un bel mattino qualsiasi, che quel bel cielo è un regalo tutto per sé.