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di Francesca Abignente, fraternità di Romena, 2005

«Quante volte abbiamo comunicato tramite lettera durante la mia adolescenza! Manifestavo così la mia paura di aprirmi, perché sapevo che tu riuscivi a guardarmi dentro e a capire tutto. Non potevo nasconderti niente perché il tuo comprendere segreti ed emozioni faceva parte del tuo lavoro, ma soprattutto del tuo essere padre. Mi ricordo come temevo i faccia a faccia con te dopo che avevo combinato qualcosa che non avrei dovuto fare: non ti arrabbiavi, mi parlavi con tranquillità e io sentivo il dolore che ti aveva provocato il mio errore.

Scriverci quelle lettere passate sotto la porta è stato un modo per riuscire a comunicare con quella calma che manca nei momenti di discussione tra genitori e figli. Si dicono tante cose che non si pensano, ci si pente di aver detto e poi è difficile ammettere di aver sbagliato. Oggi sono felice di poter rileggere ancora le tue parole e di riuscire a ricordare così distintamente le occasioni in cui ci siamo scritti. E voglio che tu sappia che, anche alla luce dei fatti, sono contenta che ci siano state discussioni e litigi. Non sono così ipocrita da sostenere che se avessi saputo che oggi non saresti stato accanto a me avrei evitato di attaccarti solo perché avevi quasi sempre ragione. Provare sulla mia pelle l’errore e poi ridiscuterlo con te mi è servito a riuscire a ragionare prima di arrabbiarmi con qualcuno. Sì, prima di arrabbiarmi, perché a differenza di te ci sono momenti in cui mantenere la calma sembra impossibile e io ancora mi chiedo tu come facessi. Sono diversa da te, anche se sono in molti a sostenere che ci somigliamo tanto, ma è normale che quello che ho di te siano “solo” radici, una base per crescere indipendentemente. Spesso vedo situazioni contrastanti di figli cresciuti sul modello dei genitori e di altri che, probabilmente per reazione, sono diventati l’esatto opposto dei genitori. Non so quanto giusto possa essere, ma io sono felice di essere riuscita a prendere il bagaglio essenziale per fortificare le mie ali. Sto ancora crescendo e spero di non smettere mai di crescere. La condizione di figlia la vivo tramite il recepire la conoscenza e le emozioni che vengono dall’esterno. Tu meglio di me sai che le occasioni in cui è più facile sentir parlare  di rapporto tra genitori e figli sono quelle in cui si manifestano disagi, spesso adolescenziali, ma non credi che sia un limite ad un rapporto così importante? Il ruolo essenziale di un padre e di una madre durante i primi anni di vita del figlio è evidente, così com’è evidente la responsabilità che giocano quei “no” durante l’adolescenza. Crescendo poi la famiglia diventa un nido in cui rimanere al sicuro o un posto da cui fuggire esausti, solo raramente si spicca il volo con la consapevolezza che quella partenza non è una fuga, ma un inizio basato sulla propria storia e su quelle “radici” che tu ci ricordi sempre. Io non posso saperlo perché non sono madre, ma voi ci avete spesso ricordato che con i figli crescono anche i genitori, instaurando così un rapporto di reciprocità basato sulla sicurezza che ogni giorno si può imparare qualcosa d’altro.

Non puoi immaginare quante volte in quest’anno e mezzo avrei avuto bisogno anche solo di una tua parola, quante volte le situazioni sembravano invalicabili, quante volte mi sia sentita così piccola ed impotente da scomparire di fronte ad esse ed avrei desiderato anche solo uno sguardo rassicurante. Ci sono stati momenti in cui mi tranquillizzava il ricordo di quando ero piccola e tu mi tenevi tra le tue braccia per farmi addormentare. Così ho scoperto che fa bene rivivere la propria crescita  ripensando non solo ai momenti felici, ma anche a quelli più duri, a quegli scogli sui quali sono dovuta andare a sbattere prima di poter attraccare. Qualche giorno fa mi sono laureata. Ho sempre pensato che tu saresti stato con me il giorno della discussione, ma non è stato così. Eppure ho sentito di avere quella forza, quella capacità di emozionarmi, quell’attenzione all’essenziale che avevi tu. E ti ho sentito vicino. Sono orgogliosa di essere tua figlia… Grazie papà!»