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Indovinami, indovino, / che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà? / Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni / che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi ciascuno al suo posto, / un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo del lunedì / sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo / nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno / sarà come gli uomini lo faranno.”
(Gianni Rodari)

Anche quest’anno sarà come gli uomini lo faranno …

Quest’anno il mio presepe – scriveva il nostro Arcivescovo - è fatto di musica e parola, è un presepe di cantici. Se potete fare silenzio e vi ponete in ascolto, riuscirete forse a sentire anche a casa vostra il cantico di Giuseppe dal mio presepe. Giuseppe canta il cantico della responsabilità. Giuseppe non canta con parole, ma solo con il quotidiano prendersi cura. Il cantico di Giuseppe è la prossimità affidabile, la sollecitudine per quello che serve, il rendersi disponibile anche per l’imprevisto. Il cantico di Giuseppe è la vigilanza che si prende cura della vita che gli è affidata. Il cantico di Giuseppe è la fatica e la fierezza, è la tenerezza e la discrezione, è l’affetto intenso e puro. Il cantico di Giuseppe è la libertà dall’amor proprio: non fa conto di sé e non pretende attenzioni, non è incline al lamento né al risentimento. Giuseppe porta la responsabilità e il suo cantico è nella quotidiana vigilanza e nella naturalezza del prendersi cura: “Mi è stato affidato, devo pensarci io. Che cosa faccio di straordinario?”.

Essere prossimo affidabile, responsabile, in tenerezza, in sollecitudine e in discrezione, nel vivere quotidiano: ecco ciò che il nostro Dio ci chiede nel nuovo anno.