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Vladimir ed Estragon – i due mendicanti protagonisti dell’opera teatrale “Aspettando Godot” di Samuel Beckett – stanno in aperta campagna in attesa di un certo Godot e intanto discorrono a vanvera fra di loro. Il guaio è che nessuno dei due sa chi sia, da dove venga e quale sia la notizia che deve portare questo Godot tanto atteso … non sono nemmeno sicuri dell’ora e della data dell’appuntamento, ma aspettano. Trovano senza senso il trattenersi insieme ma l’attesa di Godot impedisce loro di dividersi. Continuano ad aspettare e sulla loro attesa cala il sipario, ma in un passaggio del testo alla domanda di Estragon: “E se arriva?”, Vladimir, risponde così: “Allora siamo salvi”. 

È questa la “segreta” speranza che ci regala l’Avvento: l’uomo non è un naufrago solo nell’universo. C’è un Dio. Un Dio che, per i cristiani, non è più soltanto “nostalgia”, ma è “presenza” perché si è fatto carne in Gesù di Nazareth. Un Dio non più irraggiungibile, un Dio che rompe gli argini del tempo e della storia, che si mette dentro la vicenda degli uomini.

Il tempo dell’Avvento è tempo di attesa ma insieme già di presenza … come per una donna incinta che attende qualcuno che è già dentro di lei. Lo diceva il poeta David Maria Turoldo:

L’avvento è il concepimento di un Dio che ha sempre da nascere

Come la nostra fede, che ha sempre da nascere ogni giorno, che non bisogna mai dare per scontata, come un amore.