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La liturgia cristiana nei primi due giorni di novembre ci fa uno straordinario dono, due occasioni per farci riflettere con profondità e intensità sul cuore della vita, della vita cristiana: la strada della felicità e il mistero della morte. “Mons. Tonino Bello raccontava di un sacerdote che, in Francia, stava dettando la preghiera del "Padre nostro" a bambine di una scuola elementare. Mentre dettava la frase "sia fatta la tua volontà", passando fra i banchi, notò che una ragazzina non aveva scritto "que ta volonté soit faite", come avrebbe dovuto, ma piuttosto "que ta volonté soit fête", che in francese suona nello stesso modo. La frase allora prendeva questo significato: "che la tua volontà sia festa". Al primo impulso di far notare l’errore seguì, come ispirazione, un moto di gioia che esternò alle ragazzine spiegando che fare la volontà di Dio non deve ritenersi un subire, quanto l’accogliere nella personale libertà i "comandamenti di Dio" giungendo alla gioia, alla festa.”

Forse è proprio questo il vero contenuto, il segreto della Solennità di tutti i Santi e del giorno della Commemorazione di tutti i Defunti: che la festa non abbia fine e cominci già qui e ora.

 

Non appena finisce la terra comincia il cielo. In ogni luogo, a stretto contatto con la terra, c’è il cielo. L’uomo, questa creatura che sembra fatta di nulla, destinato al nulla, confina con Dio … di più, è fatto insieme di terra e di cielo, è la giusta mescolanza di finito e infinito. E allora non ci si dovrebbe mai accontentare solo di quello che è a portata di mano, altrimenti che esiste a fare il cielo?
E proprio per questo il messaggio di questi due primi giorni di novembre è ad essere uomini e donne che sappiano vivere questa duplice appartenenza al cielo e alla terra, nella certezza che "la volontà di Dio è festa" e che siamo creati per la gioia.