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dell' Acrivescovo Mons. Mario Delpini

Alzare lo sguardo verso il segno grandioso. E tutti, tutti, preti, diaconi, laici, uomini e donne, giovani e vecchi, sani e malati, tutti alzarono lo sguardo e tutti, tutti furono invasi dallo stupore e dalla gioia, e tutti contemplarono il segno grandioso che apparve in cielo nel giorno del Signore. Il segno grandioso: la donna vestita di sole! Ecco, vedete?

È la donna che irradia la gioia, che canta il suo cantico di vittoria: ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo. Il segno grandioso è la donna che appare in cielo e intorno a lei danzano le stelle e cominciarono a far festa. Coloro che alzano lo sguardo e vedono il segno grandioso sono come invasi da una gioia invincibile e misteriosa, sono affascinati da una bellezza che trasfigura la loro vita, sono contagiati da una gratitudine che vuole farsi canto. 

E tutti coloro che vedono il segno grandioso si sorprendono che sia praticabile la parola dell’apostolo: siate sempre lieti … in ogni cosa rendete grazie. Infatti il segno grandioso che appare in cielo avvolge di luce tutta la terra, ne svela il mistero, ne rinnova la vocazione: la salvezza del nostro Dio e la potenza del suo Cristo.  La Madonnina del duomo. Vedo tutti i giorni il segno grandioso perché i nostri padri l’hanno fuso nel bronzo e messo sulla guglia più alta del duomo. Forse i nostri padri hanno messo la donna vestita di sole in cima al duomo perché temevano che i milanesi se ne dimenticassero troppo spaventati dall’enorme drago rosso che seduce tutta la terra, troppo distratti dalla frenesia degli affari da portare a buon fine, troppo smarriti dal complicarsi della vita e dal trasformarsi della città. Alzate lo sguardo, dice il duomo, guardate al segno grandioso, lasciate che vi illumini l’irradiarsi della gioia, lasciate che vi contagi la danza delle stelle.

La Madonnina in cima al duomo invita ad alzare lo sguardo e porta in cielo tutta la storia: porta in cielo la cronaca spicciola dei milanesi che girano intorno al duomo, di tutti i 2 turisti, di tutti i mendicanti, di tutto il mondo; porta in cielo le storie gloriose o dimenticate di tutti i santi, scritte nel marmo di Candoglia, che raccontano di torture e di martiri, di povertà e di peccati, di parole memorabili e di carità.

La Madonnina appare come il segno grandioso, vestita di sole per far danzare di gioia le stelle. 3. La gioia che riassume la storia. Di che cosa è fatta la gioia della Madonnina? Quale luce si irradia dal segno grandioso per abitare nel cuore di chi alza lo sguardo, perché i discepoli siano sempre lieti? Riceviamo dal Vangelo la rivelazione della beatitudine del “piuttosto” (menoun). La beatitudine del piuttosto è rivelata nella risposta un po’ sgarbata di Gesù all’entusiasmo della donna che proclama la beatitudine dell’ovvio. La donna esprime la beatitudine dell’ovvio, della festa paesana, dell’orgoglio della mamma per il figlio di successo, della compiacenza per la popolarità, della soddisfazione per i buoni risultati.

Ma Gesù risponde contestando e rivelando che non è di questa gioia che si veste il segno grandioso nel cielo. La “beatitudine del piuttosto” si alimenta della docilità alla parola di Dio, che dona la pace senza esonerare dall’inquietudine, che alimenta la gioia, senza sottrarre alle persecuzioni, che rende partecipi della salvezza di Dio senza rendere meno spaventoso il serpente antico, l’enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle sette teste dieci diademi. La “beatitudine del piuttosto” rende possibile la festa senza evitare il pungolo dell’avversativa, senza sottrarre alla responsabilità del discernimento per vagliare ogni cosa e tenere ciò che è buono. La “beatitudine del piuttosto” conosce la pratica che ne custodisce lo splendore, e attraversa tutti i tempi e tutte le situazioni, tutte le età della vita. I preti che festeggiano i loro anniversari sono qui per testimoniare come si fa a custodire la beatitudine del piuttosto in tutti gli anni del ministero, a continuare a far risplendere il vestito di sole in tutte le situazioni che conosce il cielo di Milano, quando tira vento e quando si impone la nebbia, quando incombe l’afa e quando splende il sole. Alzate lo sguardo, verso il segno grandioso e lasciatevi raggiungere dalla “beatitudine del piuttosto” e cominciate a far festa.

(Festa dei fiori CELEBRAZIONE EUCARISTICA - OMELIA Basilica del Seminario arcivescovile Venegono Inferiore, 8 maggio 2018.)