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1618-2018: 400 anni della nostra comunità parrocchiale

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di don Luigi Giussani

Al grido disperato del pastore Brand nell’omonimo dramma di Ibsen (“Rispondimi, o Dio, nell’ora in cui la morte m’inghiotte: non è dunque sufficiente tutta la volontà di un uomo per conseguire una sola parte di salvezza?”) risponde l’umile positività di santa Teresa del Bambin Gesù che scrive: “Quando sono caritatevole è solo Gesù che agisce in me”. 

Tutto ciò significa che la libertà dell’uomo, sempre implicata dal Mistero, ha come suprema, inattaccabile forma espressiva, la preghiera. Per questo la libertà si pone, secondo tutta la sua vera natura, come domanda di adesione all’Essere, perciò a Cristo. Anche dentro l’incapacità, dentro la debolezza grande dell’uomo, è destinata a perdurare l’affezione a Cristo. In questo senso Cristo, Luce e Forza per ogni suo seguace, è il riflesso adeguato di quella parola con cui il Mistero appare nel suo rapporto ultimo con la creatura, come misericordia: Dives in misericordia. Il mistero della misericordia sfonda ogni immagine umana di tranquillità o di disperazione; anche il sentimento di perdono è dentro questo mistero di Cristo. Questo l’abbraccio ultimo del Mistero, contro cui l’uomo – anche il più lontano e il più perverso o il più oscurato, il più tenebroso – non può opporre niente, non può opporre obiezione: può disertarlo, ma disertando sé stesso e il proprio bene. Il Mistero come misericordia resta l’ultima parola anche su tutte le brutte possibilità della storia. Per cui l’esistenza si esprime, come ultimo ideale, nella mendicanza. Il vero protagonista della storia è il mendicante:Cristo mendicante del cuore dell’uomo e il cuore dell’uomo mendicante di Cristo». (Parole pronunciate davanti a Giovanni Paolo II, Roma, piazza San Pietro, 30 maggio 1998) 


 Il popolo cristiano, da secoli, è stato benedetto e confermato nell’essere proteso alla salvezza, io credo, specialmente da una cosa: il santo Rosario
«“Quos redemisti, tu conserva, Christe”: quelli che tu hai redenti – quelli che tu hai voluto, progettati per te –, tu salvali, tu conservali, Cristo. Salvali in qualunque circostanza tu li faccia permanere. È con sicurezza che noi gridiamo a Dio la nostra riconoscenza. Santa Teresa di Lisieux“Quelli che tu hai redenti, conservali, Cristo”. Quelli che tu hai chiamati. Ognuno di noi è stato chiamato, toccato dal dito del Signore, investito della fiamma del cuore. La risposta a questa elezione sta tutta quanta nella preghiera di cui siamo capaci. La nostra risposta è una preghiera, non è una capacità particolare; è solo l’impeto della preghiera. Entriamo nel mese di maggio. Il popolo cristiano, da secoli, è stato benedetto e confermato nell’essere proteso alla salvezza, io credo, specialmente da una cosa: il santo Rosario.
Il Rosario è come la sintesi di tutto quello che il popolo cristiano è capace di pensare e di dire a Cristo. Sintesi di tutto il programma della redenzione del mondo, della dignità da riconoscere, di una carità da vivere, nella vittoria sulla morte nella crocifissione; no, non nella crocifissione, ma nella risurrezione. Perché noi siamo salvati dalla risurrezione.
L’uso del santo Rosario, la meditazione di quello che ci impone, il Mistero che si rivela in esso è la sicurezza di quello che la madre di Gesù può fare per la nostra vita, fa per la nostra vita». (Da "Avvenire", 30 aprile 2000)