L'icona della Sacra Famiglia nelle nostre case

1618-2018: 400 anni della nostra comunità parrocchiale

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di padre Ermes Ronchi

Il protagonista di oggi è l'ultimo della città, un mendicante cieco, uno che non ha nulla, nulla da dare a nessuno. E Gesù si ferma per lui. Perché il pri­mo sguardo di Gesù sul­l'uomo si posa sempre sul­la sua sofferenza; lui non giudica, si avvicina. La gente che pur conosceva il cieco, dopo l'incontro con Gesù non lo riconosce più: È lui; no, non è lui. Che cosa è cambiato? Non certo la sua fisionomia esterna. Quando incontri Gesù diventi un'al­tra persona. Cambia quello che desideri, acquisti uno sguardo nuovo sulla vita, sul­le persone e sul mondo. Ve­di più a fondo, più lontano, si aprono gli occhi del cuore. 

Lo condussero allora dai fa­risei.

Da miracolato a impu­tato. È successo che per la se­conda volta Gesù guarisce di sabato. Di sabato non si può, si trasgredisce il più santo dei precetti. È un problema eti­co e teologico che la gente non sa risolvere e che dele­ga ai depositari della dottri­na, ai farisei. E loro che cosa fanno? Non vedono l'uomo, vedono il caso morale e dot­trinale. All'istituzione reli­giosa non interessa il bene dell'uomo, per loro l'unico criterio di giudizio è l'osser­vanza della legge. C'è un'in­finita tristezza in tutto que­sto. Per difendere la dottrina negano l'evidenza, per di­fendere la legge negano la vita. Sanno tutto delle rego­le e sono analfabeti dell'uo­mo. Vorrebbero che tornas­se cieco per dare loro ragio­ne. Il dramma che si consu­ma in quella sala, e in tante nostre comunità è questo: il Dio della vita e il Dio della religione si sono separati e non si incontrano più. La dottrina separata dall'espe­rienza della vita.

Ma il cieco è diventato libe­ro, è diventato forte, tiene te­sta ai sapienti: Voi parlate e parlate, ma intanto io ci ve­do.

E dice a noi che se una e­sperienza ti comunica vita, allora è anche buona e be­nedetta. Perché legge supre­ma di Dio è che l'uomo viva.

Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?... An­che i discepoli avevano chie­sto: Chi ha peccato? Lui o i suoi genitori? Gesù non ci sta: Né lui ha peccato, né i suoi genitori. Si allontana su­bito, immediatamente, da questa visione che rende ciechi; capovolge la vecchia mentalità: il peccato non è l'asse attorno a cui ruotano Dio e il mondo, non è la cau­sa o l'origine del male. Dio lotta con te contro il male, lui è compassione, futuro, mano viva che tocca il cuo­re e lo apre, amore che fa ri­partire la vita, che preferisce la felicità dei suoi figli alla lo­ro obbedienza. Il fariseo ripete: Gloria di Dio è il precetto osservato! E in­vece no, gloria di Dio è un mendicante che si alza, un uomo che torna felice a ve­dere. E il suo sguardo lumi­noso che passa splendendo per un istante dà lode a Dio più di tutti i sabati!

(da www.avvenire.it del 27 marzo 2014)