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Omelia dell'Arcivescovo Mario Delpini durante l'Inaugurazione anno accademico FTIS - Milano, Basilica di S. Simpliciano - 19 ottobre 2017

La missione dei discepoli incontra la città inospitale. Gli inviati per annunciare il Regno di Dio incontrano porte chiuse e persone indisponibili. La parola che annuncia la salvezza è sentita come un disturbo, come un’ingerenza fastidiosa. L’augurio e il dono della pace risulta sgradevole. Per quanto possa sembrare sconcertante c’è anche la città inospitale.

La città è inospitale per i discepoli di Gesù, incaricati di annunciare l’avvicinarsi del Regno e la presenza del Signore.

La città è inospitale perché i discepoli del Signore vengono da altrove, sono stranieri ed estranei alle della città: la città orgogliosa è inospitale perché non sopporta che qualcuno abbia qualche cosa da insegnare che non sia frutto della sapienza della città stessa. La presunzione rende impermeabili alla parola che annuncia il Regno di Dio e cioè che la salvezza è un dono e viene da altrove, che la città non ha in sé la possibilità di celebrare la festa senza fine e la gioia che non teme la morte.

La città è inospitale perché l’annuncio del Regno è parola che chiama a conversione, è parola che inquieta il ritmo della città, contesta la città mercato, dove si vive per vendere e per comprare; contesta la città paese dei balocchi, dove si vive per divertirsi, contesta la città disperata, dove si vive come condannati a morte, contesta la città armata, dove si vive nella paura degli invasori e l’ossessione di difendere il proprio privato isola le persone nel sospetto e nell’egoismo.

La città è inospitale per i discepoli della missione pre-pasquale, come per gli apostoli inviati dopo la Pentecoste fino ai confini del mondo. (…)Non è piacevole l’esperienza dell’essere respinti: ecco, ho una competenza da offrire e sono considerato inutile; sono stato mandato per offrire una speranza e sono trattato come un fastidio; sono animato da un desiderio di dialogare con pensieri diversi e di fare amicizia con tutti e sono messo alla porta come un venditore ambulante di un prodotto antiquato.

Che cosa fa il discepolo respinto? Come è giusto comportarsi nella città inospitale? C’è la tentazione di mascherarsi, per farsi accettare. Il discepolo complessato cerca le vie dell’omologazione: Non sono venuto a disturbarvi, ma ad aiutarvi! Non dico parole fastidiose, ma piacevoli! Non sono straniero, sono come voi, sono uno di voi! Dovendo scegliere tra la coerenza che espone al rifiuto e il compromesso che facilita l’integrazione, il discepolo percorre la via più facile e del messaggio che gli è stato affidato censura le parole impopolari. Non vale la pena di annunciare il Regno di Dio, basta offrire parole buone che insegnino cose buone, che siano gradite e propizino la popolarità. (…)

C’è la tentazione di ritagliarsi un angolo rassicurante, di costruirsi una fortezza in città, di isolarsi in una torre d’avorio per poter coltivare tranquilli i propri pensieri e compiacersi dell’approvazione del gruppo selezionato dei discepoli affezionati. Il pensiero è audace, ma è come una lampada sotto il moggio: non rischiara la casa, non illumina il cammino della città, perché non finisca peggio

di Sodoma. La parola è incisiva e intensa, ma risuona solo là dove c’è gente disposta ad applaudire. Il mandato che Gesù affida a coloro che manda suggerisce la spiritualità di chi persevera anche di fronte al rifiuto, di chi si prende tanto a cuore la città inospitale da insistere nell’annuncio.

Il Regno deve essere annunciato: è troppo ostinata l’intenzione di Dio di salvare gli abitanti della città per lasciarsi stancare dal rifiuto. Perciò il suo inviato deve insistere, con la parola suadente o con la parola provocatoria, con la consolazione o con la denuncia, in modo gradito o in modo sgradito: il Regno di Dio è vicino anche come un “però”, come una avversativa.

Il Regno deve essere annunciato: è troppo pericolosa la situazione della città che vive senza una speranza, senza una apertura al Signore che viene. Perciò l’inviato deve insistere: la parola che denuncia il male, la parola che chiama a conversione, la parola che argomenta per chi vuole ascoltare argomenti, la parola che offre ragioni per sperare, per chi ascolta le ragioni. L’inviato deve parlare. In quali piazza si deve uscire perché sia annunciato il Regno di Dio?