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Dall’omelia del card. Angelo Scola per il Saluto alla diocesi di Milano

Sono molto contento di poter dire il mio grazie all’interno di questa preziosa liturgia. Essa è, per tradizione, assai importante per la vita pastorale della nostra Diocesi. (…) La parola grazie in se stessa potrebbe bastare. Consentitemi però di nutrirla con due contenuti. Uno riferito alla Santa Chiesa di Dio che vive in Milano e nelle terre ambrosiane, l’altro riferito a Milano Metropoli che si dilata forse oltre i confini della nostra stessa Diocesi.

La Chiesa milanese, al di là di tutte le rilevazioni statistiche, è ancora, nelle sue radici, una Chiesa di popolo. Questa mia convinzione ha preso forma con crescente lucidità, soprattutto a partire dalle assemblee ecclesiali della Visita pastorale feriale. Certo non è più un albero rigoglioso di foglie e di frutti, e tuttavia le sue radici sono ben vive. E finché le radici sono vitali, l’albero può tornare florido. Se la Chiesa di Milano è una Chiesa di popolo, allora in essa qualunque uomo e qualunque donna, in ogni momento e condizione, può trovare la sua casa definitiva. Tutti gli uomini e le donne che vivono sul territorio ambrosiano, possono fare l’esperienza del bell’amore incontrando, nella testimonianza diretta e personale di singoli fedeli e di comunità, il volto di Gesù che la fede ci fa cercare con tutte le nostre forze come compimento del nostro destino. Lo Spirito di Dio che abita in noi ci fa tendere alla vita e alla pace (cfr Epistola, Rm 8,6). Questo apre per noi fedeli ambrosiani una grande speranza.(…) Il secondo contenuto con cui voglio tessere il mio grazie riguarda Milano. Ho avuto la fortuna di vivere il mio ministero in un momento in cui, al di là delle contraddizioni, dei conflitti e dei problemi che ancora attanagliano la nostra metropoli, ho potuto vedere non pochi elementi di risveglio. Non posso enumerarli in dettaglio, ma mi è impossibile tacere della Milano che mantiene la sua grande capacità di accoglienza, al di là di comprensibili sacche di paura si apre sempre più a chi è vittima delle diverse forme di esclusione, ha sviluppato il gusto del paragone e del confronto tra quanti praticano diverse visioni del mondo. Fenomeni questi tanto più imponenti se si considera il processo di mescolamento in atto, in modo massiccio, anche sul nostro territorio. (…) “Non dimenticarti di Dio” avevo raccomandato alla nostra città all’inizio del mio ministero in mezzo a voi, perché «Dio è con noi» (Vangelo, Mt 1,23). Questa memoria – in sei anni l’ho potuto toccare con mano – è ancora viva in molti tra le generazioni adulte dei vecchi e nuovi milanesi. Ma non sempre sappiamo vedere l’enorme potenziale di speranza e di costruzione di vita buona, cioè bella vera e giusta, che tale memoria contiene. Di conseguenza spesso non riusciamo a farlo scoprire ai giovani. (…)Carissime, carissimi, amiamo Milano e la sua Chiesa.