L'icona della Sacra Famiglia nelle nostre case

1618-2018: 400 anni della nostra comunità parrocchiale

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SOMMARIO

 

 

 

 

 

 

LE ORIGINI DEL LUOGO

La notizia più antica che documenti l'esistenza di una località suburbana detta “Pratocentenaro” risale al 1078 quando venne registrato per il Monastero dell'Aurora di Milano il possesso di un terreno “quod est in Pratocentenaro”. Nel 1070 i coniugi Della Pila donarono all'Ospedale di S. Simpliciano i loro possedimenti in “Prato Centenario”. Queste sono le prime testimonianze che identificano la nostra località la cui storia si lega per molti aspetti a quello dei borghi limitrofi: Niguarda, Greco, Bruzzano. In particolare Pratocentenaro fu frazione di Segnano prima e Greco Milanese poi, ma canonicamente apparteneva alla Pieve di Bruzzano per dipendere poi dalla vicina parrocchia di San Martino in Niguarda.

Fin dal Medioevo la vita della piccola comunità residente in “loco Prato Centenario” fu strettamente legata alle fondazioni religiose che offrivano possibilità di lavoro e di assistenza ad una popolazione certamente non facoltosa e consueta alla dura vita dei campi. 

Una prima testimonianza riporta alla presenza dei Benedettini i quali sembravano aver possedimenti nei dintorni In particolare i monaci di S. Dionigi sono ricordati come proprietari di terreni a Prato tra il 1045 e il 1146. Questa notizia fa avanzare un'ipotesi per la dedicazione della chiesa del villaggio consacrata appunto nel nome di S. Dionigi e di cui abbiamo la prima menzione nel 1290. L'edificio doveva trovarsi fin dalle origini sul lato occidentale della via del Riposo, l'attuale via Koerner, di poco inoltrata rispetto all'incrocio con la strada di collegamento con Greco (a Est) e Porta Comasina (a Sud-Ovest), l'odierna via Pianell. Attorno a questo quadrivio rurale era il cuore dell'antico borgo.

Non sappiamo chi officiasse in età medioevale nella parrocchia di san Martino (la prima traccia giunta a noi è del 1564 dove risulta Rettore di san Martino di Niguarda don Francesco Miradeno) e quindi nella piccola chiesa di S. Dionigi, ma sempre nel XIII secolo troviamo un'altra importante presenza religiosa a Pratocentenaro: gli Umiliati.

Il Concilio di Trento, terminato nel 1563, impose la tenuta dei Registri parrocchiali anche se alcuni registri parrocchiali risalgono a prima del Concilio di Trento. Si ha notizia, infatti, di alcune fonti riguardanti le trascrizioni dei battesimi che risalgono al 1379 a Gemona, al 1381 a Siena, al 1428 a Firenze e al 1459 a Bologna. I registri parrocchiali divennero obbligatori nel1563, per quanto riguarda battesimi e nozze, e nel 1614 per i decessi. Ecco il motivo della difficoltà di trovare documentazioni precedenti, specialmente per i piccoli abitati di campagna.

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GLI "UMILIATI"

Certezza della presenza degli Umiliati la possiamo avere dall'elenco delle case umiliate redatto nel 1344 dove troviamo la "domus de Pratocentenario de murscugia". Non essendo presente nell'elenco del 1298 possiamo dedurre che gli Umiliati arrivarono in questo territorio nella prima parte del 1300.

Gli Umiliati rappresentavano un fenomeno religioso ed insieme economico tipicamente lombardo, di grande rilevanza storica nell'evoluzione dell'assetto sociale medioevale. L'ordine nacque nel XII secolo come aggregazione laica, per divenire in seguito anche religiosa, il cui scopo era quello di vivere il Vangelo entro una vita comunitaria che coinvolgeva anche l'attività lavorativa e predicatoria. Sarebbe ora troppo lungo in questa sede parlare dettagliatamente della presenza degli Umiliati nella Lombardia occidentale e di come finirono; basti ricordare che a loro potrebbe farsi risalire la fitta rete di fontanili che percorreva i campi della zona, mantenendo l'acqua a una temperatura costante così da permettere un'irrigazione continua ben lontana dal pericolo del gelo e che nei secoli successivi avrebbe permesso, fra le altre, la coltivazione del cotone, caratteristica fino alla metà dell'800 della zona nord di Milano. Si tratta delle note “marcite” che sono appunto un'invenzione degli Umiliati.

Accanto alla chiesa di S. Dionigi sorgeva un piccolo oratorio dedicalo a Maria Nascente documentato nel 1564 e che nel 1601 venne demolito per far spazio alla casa del curato. La chiesetta poteva avere origini precedenti in quanto la dedicazione mariana è tipica delle fondazioni umiliate.

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LA NASCITA DELLA PARROCCHIA

Sappiamo dalla Visita pastorale di S. Carlo che in S. Dionigi era prevista la presenza di un cappellano, la conservazione del SS. Sacramento per i moribondi, l'amministrazione del Battesimo e delle esequie funebri.

  1. Carlo istituì a Prato la Compagnia del SS. Sacramento, ordinando che gli aderenti (gli 'scholari') provvedessero alle lampade davanti al tabernacolo. La festa del Patrono veniva celebrata “ab immemorabili” nella domenica “In Albis”.

All’inizio di aprile del 1618 si radunarono sulla piazza della chiesa, convocati dal suono delle campane, il console Giovan Pietro 'Glassianus', il sindaco Giacomo Rossi e alcuni residenti in Pratocentenaro al fine di richiedere ufficialmente al Vescovo che la loro chiesa divenisse parrocchia staccandosi da quella di Niguarda. L"instromento' della richiesta e la risposta affermativa del cardinal Federigo Borromeo, a seguito della verifica delle istanze della comunità condotta dal visitatore don Giulio Cesare Visconti, contengono notizie interessanti sulla vita religiosa e la situazione generale di Prato nel primo Seicento.

La popolazione era circa di 300 anime, radunata attorno a quasi 60 famiglie. l morti venivano seppelliti parte in chiesa e parte nel vicino cimitero situato sulla via del Riposo, oggi scomparsa ma il cui tracciato è all’incirca ripreso dall’attuale via Koerner, mentre i battesimi erano da poco cessati per l'inadeguatezza del battistero. La richiesta faceva leva sull'incremento della popolazione e soprattutto sulle bizzarrie del torrente Seveso che, come oggi in tempo di piogge, esondava frequentemente rendendo impraticabile il passaggio verso Niguarda, già difficoltoso e rischioso in condizioni normali.

La comunità di Prato si impegnava al mantenimento del Rettore (400 lire imperiali all'anno) accanto alla cessione dei noci, salici e viti che crescevano presso il cimitero (un suggestivo squarcio sulla piantumazione della zona a quei tempi). Inoltre si sarebbe provveduto all'erezione della casa per il curato e al restauro della sacrestia, uno dei punti fermi della riforma liturgica di S. Carlo. Alla comunità fu chiesto di sostenere a proprie spese la festa patronale e il mantenimento di un chierico parrocchiale. È in questo documento che ritroviamo traccia dell'Oratorio di S. Maria Nascente, edificato “ab antico”, di cui viene richiesta la demolizione per far spazio alla casa parrocchiale: il culto venne trasferito in un'apposita cappella della chiesa dove veniva celebrata la Messa solenne l’ 8 settembre.

Il 14 aprile 1618, nella camera detta della Croce, al piano alto dell'Arcivescovado, viene ufficializzata la fondazione della nuova parrocchia, presenti il Cardinale Federigo, il Sindaco e i Procuratori della comunità di Prato. Altri impegni, come la costruzione del Battistero e del campanile, conseguivano immediatamente alla fondazione.

La cartografia settecentesca mostra come l'antica chiesa avesse il tradizionale orientamento verso Est, cioè verso Gerusalemme, poi capovolto quando si fece il nuovo ingresso su via dei Riposo. Precedentemente quindi la strada aveva un bivio che conduceva sul piccolo sagrato della chiesa per poi tornare sulla via principale: il piccolo edificio veniva così a costituire un isolato a se stante nel cuore delle abitazioni del borgo.

Già nel 1630 la casa parrocchiale era costruita: l'abitò il primo prevosto di Pratocentenaro, don Giacomo Cocquio.

Insieme all'oratorio di S. Maria Nascente scomparve anche il vecchio cimitero che venne sostituito dal nuovo camposanto posto dinnanzi alla facciata della chiesa ove era il sagrato: qui rimase fino al 1787 quando Maria Teresa d'Austria ordinò che ogni comune avesse il suo cimitero recintato posto fuori dall'abitato: venne costruito un cimitero nella zona di via Mainoni d'lntignano e da ultimo uno sulla strada che conduceva a Niguarda.

Nel 1914 venne realizzato il nuovo cimitero di Greco, tuttora funzionante, che sostituì tutti i preesistenti camposanti.

Il 3 settembre 1703, quand'era parroco don Carlo Francesco Bozzi, la chiesa ricevette la visita pastorale del cardinale Giuseppe Archinto (ACAM, Visite Pastorali). Tra le richieste più interessanti è quella di dipingere l'immagine di S. Giovanni Battista in una zona ben visibile dalla cappella del Battistero. Altre osservazioni, tra le quali la mancanza del lavabo per i sacerdoti nella sacrestia, offrono un'immagine piuttosto povera della nostra chiesa.

Nel 1742, quando era parroco don Giuseppe Riva la chiesa subì una prima trasformazione mutando l'orientamento: venne posta la facciata sulla via del riposo, ormai divenuta l'asse portante del piccolo borgo, mentre il presbitero venne collocato dove era il sagrato.

La visita pastorale del cardinale Giuseppe Pozzobonelli dell'aprile 1756 (parroco don Carlo Dell’Oro) (ACAM, Visite Pastorali) dà una descrizione dettagliata della situazione dopo i rifacimenti che vengono apportati in quel periodo. Per accedere all'ingresso c'erano cinque gradini, mentre l'immagine di S. Dionigi era dipinta sul semplice fastigio della facciata, sulla cui sommità era posta una semplice croce di ferro. All'epoca c'erano tre finestre oltre quelle in facciata: due nelle pareti laterali, tre sopra il coro, una nella cappella della Beata Vergine. C'erano sei tavole dipinte: una era sempre nella cappella della Vergine; due, vicine all'ingresso, rappresentavano l'Adorazione dei Magi e l'Incoronazione della Vergine tra S. Francesco e S. Antonio; altri due dipinti al centro della chiesa rappresentavano scene della Passione di Cristo. Delle due tavole presso l'altare maggiore è ricordato solo il soggetto di una: S. Carlo, Il presbiterio aveva un disegno semicircolare ed era sopraelevato da due gradini. L'altare era di legno e laterizi, e posto su una prede. L'arredo sacro più bello doveva essere il tabernacolo in legno dorato, con scolpita l'immagine del Cristo Risorto, circondato da Angeli e dagli strumenti della Passione.

Un secondo ampliamento fu iniziato nel 1893, quando era parroco don Giuseppe Radice: dal 1618 la popolazione si era più che raddoppiata e la chiesa era ormai divenuta insufficiente.

Venne demolito il coro per allungare la navata e venne aggiunto un corto transetto che raggiungeva a Sud il fontanile Moro e a Nord occupava parte del giardino del curato. Sempre sul lato meridionale vennero aperte tre cappelle dedicate all'Immacolata, a S. Giuseppe e al Sacro Cuore.

  

Otto anni più tardi il Cardinal Ferrari visitò la chiesa rilevandovi la presenza della Confraternita del SS. Sacramento, fondata per volere di S. Carlo Borromeo, con 65 confratelli e 60 consorelle, il Terzo Ordine Francescano (95 iscritti), le Figlie di Maria e i Luigini.

Nel 1911, quand'era parroco don Enrico Colombo, iniziò l'attività dell' Asilo e dell'Oratorio femminile prendendo in affitto locali nella casa Rancati per poi passare nella Villa Litta, ormai proprietà della Società Quartieri Nord e destinata a scomparire, come anche tutte le cascine caratteristiche del borgo nei pochi decenni successivi a causa della rapida industrializzazione del territorio. Alla gestione delle nuove realtà parrocchiali vennero chiamate le suore del Cottolengo di Torino. Dopo la I guerra mondiale il campanile venne innalzato di due piani e concluso con la caratteristica cuspide: alle tre piccole campane precedenti ne vennero sostituite cinque più grandi. Fu l'ultimo tentativo della vecchia chiesa di adeguarsi alle misure e ai ritmi dell'incombente urbanizzazione del paese che nel 1923 venne inglobato con Greco al Comune di Milano.

Nel 1938 la posa della prima pietra della nuova chiesa ad opera del cardinale IIdefonso Schuster non implicava necessariamente l'abbandono della antica S. Dionigi. Ma i bombardamenti del 1943, in un impietoso sventramento che risparmiò solo il campanile, sembrarono decretare che il segno di tanti secoli di umile ma dignitosa vita cristiana doveva scomparire per lasciar spazio a più anonime forme residenziali.

Della vecchia chiesa rimangono alcuni arredi liturgici. Pregevole sono i riquadri dipinti della Via Crucis, probabilmente ottocenteschi, come al XIX secolo possono riferirsi i quattro grandi reliquiari a busto ancora vengono utilizzati nella nuova chiesa in occasioni particolari.

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LA NUOVA CHIESA PARROCCHIALE

 Dal Liber Kronicus, conservato nell' Archivio Parrocchiale, veniamo a sapere che il Cardinal Schuster venne per la prima volta in visita pastorale all'antica chiesa di S. Dionigi nel 1934. In quell'occasione l'arcivescovo si rese conto che Pratocentenaro, nonostante mostrasse un aspetto ancora rurale, prometteva uno sviluppo edilizio e di popolazione non indifferente: erano segni evidenti di questo la nuova Manifattura Tabacchi e l'Ospedale Maggiore, la cui costruzione era iniziata ne! 1932. I lavori di ristrutturazione della vecchia chiesa, promossi dal parroco don Enrico Colombo dopo la prima guerra mondiale, non sarebbero stati sufficienti alle nuove esigenze di culto.

Sulla pergamena che venne inclusa e sigillata nella pietra vi era questa iscrizione dettata dal Card. Schuster: "Nel fausto giorno XI febbraio 1938, inaugurandosi il decennale della Conciliazione, dall' Arcivescovo Cardinale Ildefonso Schuster - venne benedetta questa pietra angolare perché alla munifica fondatrice Clementina Sacchi sia conforto cristiano nella vedovanza pia ed al defunto, amato coniuge Guido, sia di refrigerio ed eterno riposo con i Santi in Cristo."

Infatti la costruzione era stata resa possibile dalla nobildonna Clementina Sacchi, nata a Melegnano il 18 settembre 1876 dalla casata De Giorgi e sposata nel 1896 con Guido Sacchi. La Sacchi, impossibilitata ad avere figli, profuse tutto il suo spirito materno collaborando con il marito nella costruzione di opere cristiane. Dopo lo scoppio della prima guerra mondiale fu volontaria come Dama della Croce Rossa negli Ospedali Militari e collaborò all'assistenza delle donne affette da malattie veneree. A seguito della morte del marito avvenuta improvvisamente nel 1937 la sua beneficenza toccò anche la nostra nuova parrocchia a Pratocentenaro. La dedicazione a San Clemente e Guido fu fatta in onore dei coniugi Sacchi.

Il progetto originario della chiesa, sostanzialmente rispettato nella costruzione, era opera dell'architetto Pietro Palumbo e p

revedeva un'ampia aula di tipo basilicale, con il presbiterio sopraelevato, l'altare maggiore dotato di ciborio, e il soffitto in legno con semplici decorazioni policrome. La struttura in mattoni a vista, così come l'impianto architettonico e la facciata a capanna, rispondevano al recupero di un gusto romanico e paleocristiano.

L'esterno era qualificato anche da un alto campanile, mai costruito, e da un tempietto a pianta centrale sul fianco sinistro avente funzione di battistero. La facciata della chiesa terminava ai lati con due speciali quinte architettoniche costituite da un ordine di tre semplici arcate.

Le pareti della navata prevedevano una serie continua di riquadri dipinti, mai realizzati, che presumibilmente dovevano suggerire temi iconografici a carattere biblico, conclusi dall'affresco del catino absidale col Cristo Re in gloria circondato dai quatto simboli degli

Evangelisti (il tetramorfo) e dai Cori angelici. Cristo tiene nelle mani lo scettro della regalità e il libro

con i sette sigilli e ai suoi piedi sgorga il fiume della vita. La visione apocalittica domina la terra con una città c

ircondata dal mare, cioè il mondo intero, e riprende un'iconografia molto diffusa fino al XII/XIII secolo. La realizzazione

dell'affresco, ad opera della Scuola Beato Angelico (A, Iulita e allievi), risponde - come l'insieme della chiesa - ad un gusto teso alla riproduzione dell'antica tradizione cristiana, che si manifesta però in forme oramai convenzionalmente devozionali, Stilisticamente affine era una tela con il Battesimo di Cristo nella prima cappella a sinistra e un affresco, poi intonacato, in quella di destra.

Sulle aperture balconate ai lati del presbiterio era infine previsto l'organo, che nel contesto della nuova ristrutturazione è stato invece collocato nell’abside.

I lavori di costruzione della chiesa iniziarono il 13 settembre 1938 con il vecchio parroco don Enrico Colombo, che dopo qualche settimana avrebbe lasciato il posto a don Natale Cavalleri, che assistette all'opera con grande passione.

Questi curò soprattutto la costruzione dell'altare maggiore e di quelli laterali dedicati alla Madonna e al Sacro Cuore, provvide nuovi confessionali per le donne e la penitenzieria per gli uomini, rinnovò la sacrestia e riordinò tutti gli arredi e le suppellettili, che vennero arricchite da preziosi doni della benefattrice Clementina Sacchi, fra cui un ostensorio, una pisside e un calice. Nel frattempo il nuovo prevosto rinvigorì la vita parrocchiale, riorganizzando l'Azione Cattolica, le Confraternite, la Buona Stampa, la Biblioteca Parrocchiale, gli Oratori e fondando la Conferenza di S. Vincenzo.

In occasione della visita pastorale dell’Arcivescovo del 1940 si richiedeva fra le altre cose dì celebrare l'anniversario della consacrazione della nuova chiesa il 20 aprile di ogni anno, di festeggiare il patrono San Clemente il 23 novembre e di non deturpare le linee architettoniche della nuova chiesa con statue di gesso, oleografie ed arredi novecenteschi confermando così il gusto espresso nel progetto architettonico.

l bombardamenti dell'agosto 1943 distrussero la vecchia chiesa trasformata in sede dell’oratorio maschile ma danneggiarono anche la nuova che, oltre a numerose schegge nella facciata, ebbe tutti i vetri infranti, il portale centrale divelto, il tetto distrutto.

Riparati i danni, don Natale Cavalleri inaugurò la sera del 10 settembre 1944 la grotta della Madonna di Lourdes all'esterno della chiesa, quale segno per tutti di protezione e Grazia.

Dopo la prematura morte di don Natale, avvenuta nel 1946, il nuovo parroco don Angelo Cerutti non intervenne in modo particolare sulla chiesa per dare la precedenza alla costruzione di altre strutture parrocchiali (Asilo e Centro Giovanile), necessarie e urgenti in un quartiere in vertiginosa crescita demografica.

 Come era il progetto:  

Spetterà invece al nuovo parroco Monsignor Giuseppe Palumbo a partire dagli anni Settanta e in occasione di diversi eventi particolarmente significativi (Anno santo, Quarantennio della chiesa, Centenario di S. Carlo, Visita del Papa a Milano), la ristrutturazione e il rinnovamento della chiesa, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II e la nuova apertura promossa da Paolo VI nei confronti dell'arte contemporanea.

 

L'opera, affidata in più momenti all'architetto francescano padre Costantino Ruggeri, ha portato ad una riqualificazione dello spazio ecclesiale attraverso precisi interventi in punti determinanti l’assetto complessivo.

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GLI ANNI RECENTI

Gli anni che videro parroco Monsignor Palumbo furono anni di grandi cambiamenti sociali, culturali, morali. Lo furono a livello nazionale ed ebbero un profondo impatto anche nel nostro territorio. La presenza cristiana, parrocchiale, nel quartiere si manifesterà nella fondazione del Consultorio Familiare, in una forte presenza della scuola Parrocchiale gestita dalle suore di Maria Ausiliatrice. Presenza profonda ed essenziale sia in ambito scolastico che come oratorio nella vita parrocchiale e purtroppo destinata a concludersi nel 2007 lasciando un grande vuoto.

In questi anni all'interno della parrocchia nasceranno sempre più importanti e diverse realtà destinate ad incrementare la presenza dei laici nella vita parrocchiale ed aprire la stessa in modo più profondo alla realtà, ai bisogni e alle domande del quartiere. Le Acli, Visitatrici degli infermi, San Vincenzo e tante altre sono le realtà importanti nate in quel periodo ed ancora oggi attive in ambito sociale e non meno importanti sono stati i "gruppi del vangelo" per la catechesi degli adulti. L'oratorio rappresentò e rappresenta un luogo fondamentale per la parrocchia. Qui si formarono nel gioco, sport, fede, vita comunitaria schiere di giovani che ora adulti continuano a vivere e far crescere la "loro" comunità impegnandosi nella vita parrocchiale. Don Francesco Gerosa, don Bruno Krauss, don Lauro Consonni, don Giancarlo Noé, don Giorgio Ciani, don Giambattista Gorla, don Giancarlo Sala, don Paolo Stefanazzi, don Filippo Dotti ne sono stati gli assistenti fondamentali e di cui molti ne portano ancora un profono e bel ricordo.

Voglio qui ripercorrere, grazie ai pensieri di don Filippo, la vita dell'oratorio dal dopoguerra ad oggi.

L’oratorio di don Bruno Krauss, negli anni ’50, era un oratorio ancora povero, appena uscito dalla guerra e senza strutture ma con tanti ragazzi. La Chiesa aiutava le famiglie ad affrontare i disagi della povertà e dell’educazione attraverso una attività enorme di vicinanza e di aiuto molto concreto. La scuola di don Bruno solidamente formata a quella del seminario di Venegono insegnava l’amore per il Signore nella devozione semplice e sincera ai sacramenti e a Maria attraverso il gioco, il catechismo, le feste, l’Azione Cattolica, ecc.

A metà degli anni ‘70 nacque il Centro Giovanile per opera di don Giancarlo Noé che iniziò a far le vacanze con un gruppo di giovani nel tentativo di proseguire nell’esperienza le realtà conosciute al catechismo. Certamente figura protagonista ne fu poi Don Battista Gorla che era assistente dell’oratorio femminile e proveniva dall’insegnamento in seminario. Vivendo il ministero qui a Prato conobbe e aderì al movimento di Comunione e Liberazione da alcuni anni nato a Milano per l’opera di don Giussani. Il grande carisma di don Battista fu capace di coinvolgere un numero altissimo di giovani nell’esperienza del Centro Giovanile e poi del Centro Culturale, un percorso di fede che veniva dopo gli anni dell’oratorio e che vi si accostava.

Negli anni 80, quando era coaudiutore don Giorgio Ciani, la parrocchia ha affrontato il massimo di espansione che giungeva fino a 200 comunioni all’anno e a numeri grandissimi per il coinvolgimento giovanile. Anni difficilissimi per lo scoppiare del disagio giovanile: da una parte la contestazione politicizzata e dall’altra la devianza, aggravata dallo scoppiare del dramma della droga. Ad un certo momento parte della parrocchia sembrava essere caduta in mano alla malavita organizzata. Don Giorgio forte del sostegno di Mons. Palumbo e della ventata di novità portata in diocesi dall’arrivo del Card. Martini fu capace di ricollocare l’oratorio nel nuovo contesto sociale. L’amore alla liturgia, al catechismo e alla Parola di Dio uniti ad una straordinaria capacità di coinvolgimento ed animazione rimangono un ricordo indelebile per tutti i ragazzi cresciuti con lui. La sua scomparsa tragica nel 1989 in un incidente alpinistico ha lasciato una intera generazione nella mancanza di un vero e proprio padre. Quando nel 2009, a vent’anni dalla morte, la parrocchia si è recata ai piani di Bobbio (dove avvenne l'incidente) per celebrare in suo suffragio, ancora molte persone si commuovevano nel ricordare una stagione interrotta bruscamente ma ben viva nella memoria di tutti.

Nel 2002 arrivava il nuovo parroco don Costanzo Belotti detto “don Tino” unitamente al nuovo coadiutore, don Filippo Dotti. Il passaggio fu epocale perché succedeva al ministero lungo 32 anni di Mons. Palumbo. Don Tino, si mise da subito, con entusiasmo ed energia, a cercare di rinnovare una parrocchia che sentiva il bisogno di essere ringiovanita e rinnovata per quel che riguardava le strutture e le persone. Rinnovamento che necessariamente, sia per la rottura con schemi ormai consolidati sia per certe rigidità organizzative precedenti che erano difficili da smontare dopo 30 anni. Un certo modo di fare che potremmo quasi definire di "prete di campagna"  anche se fermo nelle decisioni (contrapposto ad una certa timidezza di Mons. Palumbo che erroneamente poteva far sembrare ai più distanti la persona rigida e staccata) fece si che molti interagissero in modo nuovo, vicino, e quindi anche a vivere di più la parrocchia.

Dopo un anno e mezzo della sua presenza, nel febbraio 2004, la sua opera subì una drastica interruzione a causa di un grave incidente sulle piste da sci. Don Tino per la convalescenza rimase più di sei mesi lontano dalla parrocchia e vi rientrò non del tutto ristabilito. A metterlo ulteriormente in difficoltà fu anche l’annuncio della chiusura della comunità religiosa della suore salesiane che obbligò la parrocchia ad assumere direttamente la gestione della Scuola parrocchiale Maria Immacolata. L’incarico risultava troppo gravoso per la condizione di salute del parroco. Don Tino decise di dare le dimissioni e nel settembre 2007, don Maurizio Bertolotti fece il suo ingresso come prevosto.

 

Il rinnovamento della parrocchia è proseguito con continuità e nuova energia. Don Maurizio si è trovato a dover affrontare il problema della gestione diretta della scuola Parrocchiale e a riprendere a tessere pian piano la trama di una comunità un po’ sballottata dai cambiamenti. L'arrivo di don Maurizio ha anche significato il tentativo di unire una comunità troppo spesso divisa in gruppi o per generazione. La crisi delle vocazioni a sviluppare e cercare di svolgere varie attività a livello decanale. Anche una certa riscoperta dei luoghi della nostra fede: come non ricordare, a titolo di esempio, il pellegrinaggio a Gerusalemme e in Terra Santa.

Il territorio parrocchiale ha risentito anch'esso, come in molte parti d'Italia, di un certa crisi della frequenza delle Messe domenicali e dell'invecchiamento della popolazione, di malati e altri disagi. Fondamentale fu in questo ambito, per la vicinanza e affetto che seppero dare, l'opera dei coadiutori don Enrico Bombelli (presente dal 1999 al 2005) prima e don Andrea Florio dopo (dal 2009 al 2012). Nel mezzo la parrocchia ha potuto trarre molto giovamento dalla passione e slancio, dalle capacità, chiarezza di don Filippo e don Carlo José Seno, che oltre ad essere ottimi pastori furono anche grandi comunicatori. Nelle prediche che come punti di riferimento nella catechesi o nella festa patronale.

Nuovi lavori si sono resi necessari alla chiesa, e ai locali della scuola, dell'oratorio. Principalmente bisognava risolvere il problema del riscaldamento, del tetto, della messa a norma dei locali. La crisi economica dell'Italia non ha certamente aiutato e reso facile l'impresa. 

Nel 2012 un doppio cambio ha portato fra noi don Grabriele Giorgietti e don Andrea Quartieri. Il cammino continua. Nel 2018 festeggeremo 400 anni di cammino. Guardando al futuro, certi della guida del Signore, e con uno sguardo al passato per ricordare la strada fatta e tenere con noi, vivi nella mente e nel cuore, chi già ci aspetta in Paradiso.

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CRONOLOGIA DEI PARROCI DI SAN DIONIGI

  Nominativi dei parroci succedutisi nella nostra Parrocchia Data Inizio mandato Data Fine
  Don Giacomo Coequio 1618 1626
  Don Antonio Fiorenzini 1626 1628
  Don Pietro Parise Cattaneo 1628 1631
  Don Antonio Tognetti 1631 1681
  Don Agostino Tognetti 1681 1700
  Don Carlo Francesco Bozzi 1700 1716
  Don Giovanni Battista Lambertenghi 1716 1731
  Don Giovanni Battista Uslenghi 1731 1735
  Don Antonio Parea 1735 1741
  Don Giuseppe Riva 1741 1744
  Don Antonio Perrolo 1744 1748
  Don Carlo Dell'Oro 1748 1782
  Don Giuseppe Silva 1782 1792
  Don Francesco Pessina 1792 1829
  Don Luigi Andreoli 1829 1843
  Don Francesco Grossi 1843 1865
  Don Carlo Gernia 1865 1885
  Don Giuseppe Radice 1885 1905
Don Enrico Colombo 1905 1939
Don Natale Cavalleri 1939 1946
Don Angelo Cerutti 1946 1970
Mons. Giuseppe Palumbo 1970 2002
Don Costanzo Belotti 2002 2007
  Don Maurizio Bertolotti 2007  
       

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CRONOLOGIA DEI VICARI PARROCCHIALI E DEI RESIDENTI

Vicari Parrocchiali
    Residenti
  Nome data presenza     Nome Data
  don Luigi Spinelli 1914-?        
  don Andrea Valsecchi 1940-41     don Marino Sangaletti  
  don Francesco Gerosa 1941-63     don Giuseppe Cantù  
  don Sandro Bagatti 1957-71     don Luigi Viganò  
  don Bruno Krauss 1950-73     don Vittorio Milani  
  don Lauro Consonni 1965-77     don Luigi Colombo  
  don Giancarlo Noè 1971-82     don Piero Barberi  
  don Battista Gorla 1973-84      don Lauro Consonni  2016-2017
  don Antonio Niada 1977        
  don Giorgio Ciani 1978-89        
  don Desiderio Vajani 1982-87        
  don Ambrogio Ponzini 1987-99        
  don Giancarlo Sala 1989-90        
don Paolo Stefanazzi 1990-02        
  don Enrico Bombelli 1999-05        
  don Filippo Dotti 2002-12        
  don Carlo José Seno 2005-09        
  don Andrea Florio 2009-12        
  don Gabriele Giorgetti 2012-        
  don Andrea Quartieri 2012-        

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Fonti di testi e foto:

> 50 anni di una chiesa - 1940-1990 (Parrocchia San Dionigi in SS. Clemente e Guido; autori ed editori indicati)

> iBiffi; blog di don Filippo Dotti

> per le foto: vari, in particolare il M° F. Mandirola, il blog del nostro oratorio, le parrocchie dove sono passati i nostri sacerdoti.

> con il contributo e i ricordi di molti parrocchiani